CNA RIETI - Le produzioni dopo la crisi
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Le produzioni dopo la crisi PDF Stampa E-mail
venerdì 12 febbraio 2010
 
impresasocieta.pngAbbiamo dedicato la precedente rubrica a uno strumento, gli ammortizzatori sociali in deroga, utilizzabili dai lavoratori e lavoratrici delle aziende che non hanno diritto alla Cassa Integrazione Guadagni, quale strumento per superare la fase più acuta della crisi, in attesa che la ridefinizione dei mercati internazionali dia significative indicazioni sui luoghi e sulle produzioni. Il passare del tempo e le ricerche svolte in questi mesi ci danno elementi e ancor più ce ne daranno in futuro, per capire e per distinguere la crisi da “perdita di commesse” da quella da “perdita di clienti” che nel frattempo si sono rivolti ad altri mercati, dove i costi di produzione sono minori, e che quindi non torneranno.
 
Queste informazioni sono molto importanti sia per assumere decisioni nelle aziende ancora in crisi sia per orientare l’apertura di nuove attività imprenditoriali in settori “più sicuri” e “meno rischiosi”. Così come sarà importante considerare gli studi sui comportamenti dei consumatori, molti dei quali sembrano aver perso la propria abitudine  (acquisita con il tempo) a comprare di impulso, sulla quale i teorici e gli esperti del marketing facevano il massimo affidamento” e sulla quale “i centri commerciali sono stati appositamente ridisegnati con l’obiettivo di irretire e sedurre gli “acquirenti occidentali”, i “compratori impulsivi”. Un’abitudine che i consumatori sembrano aver mutato, orientandosi per esempio, nonostante la crisi, su prodotti a maggiore costo d’acquisto ma a più basso consumo energetico e quindi in grado di produrre un risparmio sui consumi.
Forse la diminuzione del consumo di energia elettrica nel 2009, -6,7%, molto maggiore della diminuzione del PIL, -4,6%, si spiega proprio sommando la minore quantità di energia impiegata per produrre con quella risparmiata dai consumatori.
Anche per queste ragioni sono in tanti oggi a credere che l’uscita dalla crisi avverrà incorporando la cultura della decrescita e della sostenibilità tra “i fattori di sviluppo”.
Le aziende più colpite dalla crisi sono sicuramente  quelle manifatturiere e quelle del settore delle costruzioni e del commercio. Sono naturalmente in grave difficoltà, al di là del settore di appartenenza, tutte le aziende che operano nell’indotto delle multinazionali che hanno lasciato o minacciano di lasciare l’Italia, tra queste due hanno riguardato e riguardano ancora il nostro territorio, Alcoa e Alcatel.
La crisi di alcune aziende è invece destinata a riassorbirsi nel tempo, perché determinata da una alterazione momentanea del mercato: si pensi alle aziende di autoriparazione messe in difficoltà dagli incentivi per la rottamazione.
Un altro dato importante, che incrociato con quelli già citati può aiutare gli imprenditori o gli aspiranti tali a compiere delle scelte, è l’elenco ricavabile da uno studio della Fondazione Edison sull’export italiano. Nella graduatoria dei beni esportati l’Italia occupa il quinto posto dopo Cina, Germania, Stati Uniti e Giappone con 1022 beni. Un made in Italy definito “molecolare” perché formato da piccole, significative nicchie nelle quali si trova di tutto, quasi un simbolo dell’inventiva italiana, dalle giostre all’aceto, alle carte; dalle cose scontate, la pasta, alle cose meno scontate, il caffè torrefatto. Nell’elenco ci sono prodotti “campioni di export” alla cui realizzazione contribuiscono anche aziende del nostro territorio, le pompe da dosaggio, tubi e profilati in ferro, ma anche molti prodotti che nella nostra provincia produciamo ma non esportiamo e anche molti prodotti che aziende già esistenti o future potrebbero produrre, soprattutto in quei settori nei quali la saturazione del mercato è lontana proprio perché legata a risorse locali uniche o rare.
Sul sito della Fondazione Edison, www.fondazioneedison.it, si può trovare lo studio per intero con l’elenco di tutti i prodotti.
 
Vincenza Bufacchi
                                  Direttrice CNA Rieti
 
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